È meglio un aumento della RAL o percepire un secondo compenso?

La settimana scorsa, a seguito di una conversazione con una nostra cliente, abbiamo lavorato a uno studio davvero interessante.

Tutto è nato da questa domanda:

“Sono dipendente dell’azienda X e percepisco circa 3.000 euro netti al mese, ma vorrei aumentare questa somma di almeno 1.000 euro.

Allo stesso tempo, sono anche amministratrice della società Y, dalla quale, però, non percepisco alcun compenso.

Mi hanno detto che la cosa più conveniente per raggiungere il netto desiderato sia aumentare la RAL del mio contratto di lavoro subordinato, in quanto, se percepissi anche un compenso da amministratrice, risulterebbero due redditi e le imposte aumenterebbero di parecchio.”

Domande come queste, oltre a essere diventate sempre più frequenti, sono tra le più stimolanti per chi si occupa di gestione del personale. Vero è, infatti, che per rispondere in modo efficace è necessario affidarsi al pensiero laterale, così da proporre al cliente in cerca di risposte una soluzione che sia originale e creativa.

Come spesso accade, solo i numeri possono dirci quale sia scelta più efficace e vantaggiosa.

In questo articolo, quindi, vi racconto come abbiamo approcciato al problema, quali valutazioni sono state prodotte e, infine, a che tipo di conclusione siamo giunti.

Sommario:

 

Calcolo IRPEF e falsi miti: avere un solo reddito è davvero meglio che averne due?

Prima di entrare nel vivo della questione, mi preme fare una doverosa precisazione: visto che l’IRPEF viene calcolata sul reddito complessivo annuo del contribuente, il fatto che lo stesso provenga da uno o più rapporti di lavoro non modifica in alcun modo il risultato fiscale.

Ne consegue, quindi, che avere i cosiddetti “due redditi” non sia di per sé penalizzante, rispetto all’averne uno soltanto.

A fare la differenza, piuttosto, è il reddito fiscale annuo complessivo, ed è quindi su questo secondo parametro che bisogna concentrarsi e fare le dovute valutazioni.
 

Dal caso ipotetico alla risultato concreto: l’utilità delle simulazioni

Come da nostra abitudine, il primo passo è consistito nel simulare il costo dell’attuale retribuzione percepita.

Abbiamo, quindi, fissato i valori di partenza, calcolato il costo aziendale e il netto percepito.

Fatto questo, abbiamo ipotizzato l’aumento desiderato, ottenendo come risultato:

  • Un nuovo costo aziendale (passato da 137.000 euro a 131.000 euro)
  • Un netto mensile che cresceva da 58.600 euro a 61.300 euro

Questa soluzione prevede un aumento della RAL attraverso, ad esempio, un superminimo (assorbibile o meno), mantenendo un unico reddito da lavoro dipendente e con le imposte gestite direttamente dal datore di lavoro.

A questo punto, abbiamo esplorato l’alternativa: introdurre un compenso come amministratrice della società Y.

In particolare, abbiamo simulato due diversi scenari:

  • Raggiungere lo stesso netto annuo dell’aumento RAL attraverso un compenso aggiuntivo
  • Ottenere un netto annuo superiore, mantenendo invariato il costo aziendale complessivo per le due società coinvolte

Come ovvio, in questa seconda ipotesi abbiamo considerato l’impatto dei doppi redditi e la gestione fiscale che ne deriva, con due Certificazioni Uniche e una singola tassazione IRPEF sul totale.

Al fine di evitare spiacevoli conguagli o ulteriori imposte da versare in sede di dichiarazione, è opportuno chiedere a uno dei due sostituti d’imposta (datore di lavoro subordinato o società erogante il compenso) di applicare una maggiore ritenuta IRPEF durante l’anno.

Come si fa?

Semplice: si calcola il reddito complessivo atteso, si determinano le imposte dovute e si chiede al sostituto d’imposta di applicare la relativa aliquota. Questo permetterà di equilibrare le trattenute, così da evitare sgradevoli sorprese a fine anno.
 

Una risposta certa per il cliente

Come di consueto, le simulazioni che abbiamo effettuato hanno fatto emergere dati molto interessanti:

  • nel caso di un compenso aggiuntivo di 27.000 euro all’anno, abbiamo ottenuto lo stesso reddito netto annuale previsto con l’aumento della RAL, ma con un costo aziendale complessivo inferiore di circa 5.800 euro
  • nel caso di un compenso aggiuntivo di 32.000 euro all’anno, invece, a parità di costo aziendale complessivo tra le due soluzioni, il netto percepito è risultato essere superiore di circa 2.700 euro rispetto all’aumento della RAL

Come è possibile questo?

La risposta è nella differenza contributiva: se, infatti, dal punto di vista fiscale, i redditi sono equiparati, il compenso da amministratore prevede una contribuzione più bassa rispetto alla retribuzione da dipendente (nel caso specifico, il costo contributivo era del 16%, in quanto già titolare di altra copertura previdenziale).
 

Nel lavoro non contano le sensazioni, contano i dati

Nel caso appena descritto, il lavoro che abbiamo svolto ha permesso alla cliente di:

  • risparmiare sui costi aziendali
  • ottimizzare il netto percepito a parità di costo
  • regolarizzare il compenso da amministratore, soluzione sempre consigliabile per evitare contestazioni in caso di verifiche fiscali sulla gratuità del ruolo

Ecco cosa intendiamo quando parliamo di pianificazione e consapevolezza.

Le decisioni prese in questo modo si basano su dati concreti e strategie strutturate, non su semplici sensazioni o consigli generici.

Lavoriamo ogni giorno per dare ai nostri clienti strumenti efficaci per orientarsi e scegliere, utilizzando numeri e simulazioni.

Se sei alla ricerca di un professionista che ti affianchi nella gestione del personale permettendoti di concentrarti sui tuoi obiettivi imprenditoriali, prenota una call gratuita con me o un altro dei nostri consulenti.

Aiutare le aziende è il nostro lavoro, e lo facciamo con competenza e passione.

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