In breve: nel 2026 il taglio del cuneo fiscale si conferma, ma non funziona più come uno sconto sui contributi INPS.
I contributi previdenziali vengono trattenuti per intero, e al loro posto è riconosciuta un’indennità esente da IRPEF (per i redditi fino a 20.000 euro) oppure una detrazione fiscale decrescente (tra 20.000 euro e 40.000 euro), a cui si aggiunge, per la fascia 28.000/50.000 euro, la riduzione dell’aliquota IRPEF dal 35% al 33%.
Non è un bonus automatico che “arriva da Roma”: è il datore di lavoro, tramite la busta paga, a doverlo calcolare e applicare correttamente – e a doverlo spiegare bene, perché il nome con cui viene ancora chiamato in giro (“esonero contributivo”) è fuorviante e non corrisponde più a come funziona davvero.
Perché i dipendenti ne parlano (e cosa si aspettano da te)
Ogni anno, a gennaio, la stessa domanda arriva in ufficio HR: “ma quest’anno prendo di più?”.
Il cuneo fiscale è probabilmente la misura più discussa e meno capita della busta paga italiana, perché cambia meccanismo quasi ogni anno e viene spesso descritto in modo impreciso anche dai media generalisti – a partire dal nome stesso.
Per un’azienda, sapere spiegare con chiarezza cosa cambia, e soprattutto rassicurare sul fatto che la pensione futura non è toccata, è già di per sé un piccolo strumento di fiducia verso i dipendenti.
Come funziona nel 2026
Il punto di partenza è capire cosa non c’è più: fino al 2024 esisteva un vero e proprio esonero contributivo, cioè una riduzione reale della trattenuta INPS (dal 9,19% ordinario a percentuali più basse). Questo meccanismo è stato abolito dal 2025 proprio perché, riducendo i contributi versati, riduceva anche il montante pensionistico futuro del lavoratore.
Dal 2025, e in modo strutturale anche nel 2026, il paradigma è cambiato:
Fino a 20.000 euro di reddito complessivo annuo – i contributi INPS vengono trattenuti per intero (aliquota ordinaria, 9,19% per la maggior parte dei dipendenti privati): la posizione previdenziale resta piena.
In aggiunta, è riconosciuta un’indennità esente da IRPEF (non concorre alla formazione del reddito), erogata direttamente dal datore di lavoro in busta paga, calcolata in percentuale sul reddito da lavoro dipendente:
| Reddito da lavoro dipendente | Percentuale indennità esente |
|---|---|
| Fino a 8.500 | 7,1% |
| Da 8.500 € a 15.000 | 5,3% |
| Da 15.000 € a 20.000 | 4,8% |
Da 20.000 a 32.000: detrazione fiscale fissa di 1.000 annui.
Da 32.000 a 40.000: la detrazione dei 1.000 si riduce progressivamente fino ad azzerarsi a 40.000.
Oltre 40.000: non spetta più alcun beneficio da cuneo, ma interviene un’altra misura: per la fascia di reddito 28.000/50.000, l’aliquota IRPEF del secondo scaglione scende dal 35% al 33%, con un beneficio massimo stimato di circa 440 annui.
Chi resta escluso: pensionati, lavoratori autonomi/partite IVA, e – punto spesso frainteso dai datori di lavoro domestico – colf, badanti e babysitter, che pur essendo dipendenti non rientrano nella misura.
Simulazione: tre profili a confronto
| Profilo | Reddito lordo annuo | Contributi INPS | Meccanismo applicato | Beneficio annuo indicativo |
|---|---|---|---|---|
| Operaio a inizio carriera | 18.000 | Trattenuta piena (9,19%) | Indennità esente 4,8% | ≈ 780-860 |
| Impiegato con anzianità | 30.000 | Trattenuta piena (9,19%) | Detrazione fissa | 1.000 |
| Quadro con RAL alta | 35.000 | Trattenuta piena (9,19%) | Detrazione decrescente + riduzione IRPEF 2° scaglione | ≈ 700-900 |
Nota: gli importi sono indicativi e vanno sempre verificati caso per caso sul cedolino, poiché dipendono dal reddito complessivo effettivo, non solo dalla RAL. In tutti e tre i profili la trattenuta previdenziale resta quella ordinaria: il beneficio non incide mai sul futuro montante pensionistico.
Attenzione: l’errore più comune
Il termine corretto da usare, anche in comunicazione interna, è “indennità esente” o “somma non imponibile” – non “esonero contributivo”.
Quest’ultima espressione descrive un meccanismo diverso, abolito dal 2025, e continua a circolare per abitudine anche su fonti poco aggiornate. Un dipendente che sente parlare di “sconto sui contributi” può legittimamente preoccuparsi per la propria pensione futura: vale la pena chiarire esplicitamente, nella comunicazione aziendale, che oggi i contributi vengono versati per intero e il beneficio non tocca in alcun modo la posizione previdenziale.
Un secondo errore frequente nelle PMI più piccole, che gestiscono il payroll con strumenti non aggiornati, è applicare le vecchie soglie o dimenticare il ricalcolo a fine anno in sede di conguaglio.
In caso di importo errato, il recupero avviene comunque in dichiarazione dei redditi – ma un errore sistematico su più dipendenti genera richieste di chiarimento e un dispendio di tempo evitabile.
Quando conviene affiancare il cuneo con altri strumenti
Il cuneo fiscale agisce sulla busta paga “base”. Per un’azienda che vuole fare di più sul potere d’acquisto dei dipendenti senza aumentare il costo del lavoro, restano gli strumenti di welfare e fringe benefit, che si sommano – non si sostituiscono – al taglio del cuneo.
Ne abbiamo parlato in dettaglio nel confronto tra welfare e aumento in busta paga qui: Welfare o aumento in busta paga.
FAQ
Il cuneo fiscale va richiesto dal dipendente?
No, è applicato automaticamente dal datore di lavoro tramite il payroll.
Il cuneo fiscale 2026 riduce i contributi versati per la pensione?
No. Fino al 2024 esisteva un vero e proprio esonero contributivo che riduceva la trattenuta INPS (e quindi il montante pensionistico futuro). Dal 2025 questo meccanismo non esiste più: i contributi sono versati per intero, e il beneficio arriva sotto forma di indennità esente da IRPEF o di detrazione fiscale, senza alcun impatto sulla posizione previdenziale.
Riguarda anche i contratti part-time o a termine?
Sì, tutti i contratti di lavoro dipendente nel settore privato (e pubblico) rientrano nella misura, indipendentemente dalla tipologia contrattuale.
Cosa succede se l’importo applicato in busta paga è sbagliato?
L’eventuale conguaglio avviene in dichiarazione dei redditi (modello 730), ma un controllo preventivo sul payroll evita al dipendente sorprese e all’azienda richieste di chiarimento.
Il cuneo fiscale si somma ai fringe benefit e al welfare aziendale?
Sì, sono strumenti indipendenti che agiscono su leve diverse (fiscalità del reddito da lavoro dipendente vs. esenzione di specifiche prestazioni).
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CEO di NOI Srl e consulente del lavoro. Porto il welfare nelle aziende e creo contenuti digitali per chi desidera ottenere risultati attraverso il benessere lavorativo.



























